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Archive for the ‘Rumori della mente’ Category

“E se fosse soltanto un sogno la venerazione del sublime in cerca di verità” – lettera di Marius Creati

May 23, 2011 Leave a comment

Ciao Alexandrus,

come vedi chi non muore si risente… e sai… in questo dì, celato dalle ombre dei bagordi notturni, ho appena destato le spire della mia follia  per inoltrarmi nuovamente tra la folla inerme della notte  in cerca di un sospiro velato ed un affanno oculato cui dèstino il piacere incommensurabile della mia voluttà divoratrice di anime pie. Ho appena soverchiato il coperchio che racchiude il mondo dei miei sogni  per raggiungere l’oblio e destarmi dal sonno che cintola le vie del senno.

… Sto ascoltando in repeat “Vespertine – Bjork – An Echo, A Stain”… sublimazione del pensiero…

Chi vuoi che io sia se non l’oggetto del mio desiderio… ah ah ah ah…

… l’indole della disperazione del mondo…

… l’isola dell’avvenire…”Narayan”…

E ora penserai: “che diavolo avrà preso costui per essere uscito fuori di testa!” Niente… soltanto suffumicazioni della mente in compagnia di una voce melanconicamente adorabile. Come vedi sono capace di trasformare un simpatico giovinastro in crescita in un elemento paradossalmente eccentrico. La mia vera natura… essere Dio o per lo meno sentirmi parte di esso.

Chi  sarò mai se non il destino stesso che sottende le scie dell’alienazione in cerca di un ricordo immemore.

Chi sarò mai se non la virgola del tempo che sottende le forme del pensiero latente.

E se fossi soltanto un sogno! Un caro dolce bel sogno…

La realtà di un istante sotteso nel barlume di un guscio che acceca la speranza attraverso il lampo dell’immaginazione.

La venerazione del sublime in cerca di verità.

Non è pur vero che attraverso noi stessi attraversiamo le soglie della conoscenza

e non è pur vero che attraverso noi stessi destiamo il colmo della consapevolezza dell’essere tali.

Ho deciso di comprare un perizoma… e di addomesticarlo a dovere.

E’ l’istinto gregario dell’avvenire che rende i corpi saturi del piacere effimero del sapere.

La mia voce sottende un richiamo tra  le mille voci canoniche della natura.

La mia voce, una voce tra mille… mille sospiri, mille soffiature del respiro, mille cospargimenti di suoni e vocaboli sconosciuti.

Una sottigliezza d’autore, un elemento incompiuto.

Chi sarò mai se non l’artefice del mondo in cerca di se stesso e del suo avvenire.

Chi sarò mai se non il carnefice dell’universo circostante sospinto dal desiderio di irrompere tra le righe della monotonia e definirne una nuova fattispecie.

E se fossi soltanto una realtà sconosciuta! O lì per lì appena dimenticata…

L’oggetto che funge da nodo scorsoio alla diretta metamorfosi dell’uomo inconsapevole del divenire umano.

L’adorazione dell’inverosimile attraverso brevi concetti medianici legati all’oggetto paradossale del diversismo universale.

La catastrofe dell’accanimento alla sottospecie belligerante persistente in lungo ed in largo attraverso fiumi e fiumi di ingorda ipocrisìa.

Non è pur vero che siamo la voce melanconica della vita!

Non è pur vero che rappresentiamo l’oggetto della realtà!

Non è pur vero che in fondo all’anima avvertiamo ancora il bisogno di sentirci umani!

photo di Marius Creati/  composizione grafica dell’artista Hann Reverdy