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“Quarantena” di Marius Creati

May 6, 2020 Leave a comment

– Quarantena! –

 

Quarantena!

 

Sovente i tuoi vaghi silenzi prolungati

in siffatta quiete imperturbabile

hanno sapore di lieve condanna a morte

laddove lo stesso silenzio

inarrendevole

domina la quiescenza…

e la riluttanza di essere ancora vivi dentro

mentre difatti là fuori si muore

nel medesimo oblio quiescente del giorno e della notte

laggiù, nelle languide strade dell’imprudenza

scrutate dall’alto di lucernari spenti

per vanagloria o mera necessità

quando il buonsenso reclina vite umane

sotto forma di icastico sacrificio

in cambio di veti e consensi

in riserbo estremo

di una sorte contaminata da eventi inconsueti

memoria o ricordo immemore

di avvenimenti trascorsi da un’eternità,

quasi quasi sconosciuta.

 

Il silenzio uccide

a piccoli passi, a lunga distanza

furente come il vento che appare

e rapido scompare all’improvviso

entro ciascun alcova ove

ogni singolo cristiano tremolante

traccia il suo covo sparuto per sopravvivere…

 

Quarantena!

 

Sovente il tuo silenzio attardato

da un dì all’altro procrastinato

ad oltranza,

senza apparente via d’uscita

diventa rèquie avvilente

che soffoca gli animi più adiposi

mentre silenziosamente uccidi

poco alla volta

la piena speranza di un ritorno alla norma,

celebrante in obito funzioni angustiate

traccianti un solco indelebile nell’obituario di patria

lascito estremo di un trapasso funesto

profondamente esecrato nel capestro dell’esistenza

e nel frattempo reclama a stento

un diritto di vita il tuo requirente

seppur avvilente

dietro implorazioni e suppliche di commiato

prece in permuta di miracolo esaudito

affinché la speme di un ritorno alla luce

diventi promessa memore di vita nuova.

 

Il silenzio uccide

indelebile

alle prime luci dell’aurora,

ineluttabile

negli ultimi rintocchi del vespro,

nidio divino avvilente e patibolo d’umanità

in un anniversario di morte esecrabile.

                                             15 Aprile 2020

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“Padre mio” di Marius Creati

November 23, 2012 Leave a comment

– Padre mio –

Uno sguardo assolto nella rugiada di un mattino smunto dalla nebula notte,
due sguardi dispersi nel vuoto, vacui come la gelida morte
tre sguardi lungimiranti, vagamente perplessi
all’orizzonte s’incontrano
e poi null’altro…
fiele di ragionevolezza… mentre in quella confusa mente
i tuoi occhi assenti divampano un grido disperato;
mente il destino spavaldo senza pudore alcuno, ti guardo e vorrei viverli meco,
come potrei viverli senza!
e ogni giorno che passa dovrei salutarli senza tormenti
e ogni giorno in più annusare il trapasso di un veto tormentato
senza dir nulla, al cospetto di una trasferta maledetta.
Non potrei viverli solo per un istante!
ti vedo in un batter d’occhio,
ti sento in un fervido sorriso estenuato,
ti parlo mentre confondi suoni, sillabe e consonanti
in un dissonare perpetuo limpido come omelia messale,
crocevia di un discorso intrecciato
crocicchio di note ottuse, ma diafane al mio cospetto.
Padre mio non serve dir nulla…
ciò che è detto è scritto in un sacro legame indissolubile.
flagello… flagello… flagello del mio corpo straziato
vidi una nuvola nel cielo cospargere a tratti barlumi di memoria
anfratti argillosi che ritti infrangevano contro le vestigia di eterni cruori,
tristi bagagli di una vita sprecata nell’incoerenza
di tristi rimorsi spezzati dalla misericordia
e ora che si defilano le ore, zitte e meticolose e taciturne
come sanno raccontar facelle indisturbate
tra disturbi irti nella mestizia.
Uno sguardo assolto nella rugiada,
Padre mio… tu sei la mia via per il paradiso
prego affinché tu sia vivo per altri mille anni or sono…
ho amato il tuo nome nonostante l’avessi negato all’eternità
ho vissuto in te nell’intimo del mio respiro, fino all’ultimo respiro del mio afflato;
le visioni sono attimi di eterna virtù
mentre un solco gitano, profondo quanto un miglio di saggezza,
s’intona con la terra gelida e trae la scia del pianto,
in quel lamento germano che accomuna le anime afflitte
in quel gemito stomachevole, guaito soffocante che corrode l’animo
Padre mio… quel mugolio diventa ispirazione
satrapo del fato costrutto, negus di una sorte avversa
mentre nella caligine più polverosa traggo la mia possanza
mentre nella polvere più tormentosa sollevo la vaga speranza
di averti meco per sempre, nell’inverosimile diligenza del miracolo compiuto
tra mille struggimenti, mille afflizioni e mille assilli
poiché dispongo del mio calvario, via crucis intima con Iddio
umiliato al cospetto divino e proclive all’immolazione profetica.
Imperituro e prezioso e unico padre, perché Padre mio…
e non potrò mai avere un altro, perché Padre mio…
e non potrò mai avere un altro.

                                                                                                          19 Settembre 2012
Antonio Gabriele Creati – RIP 16 Novembre 2012

“Segni”, poesia di Marius Creati

March 29, 2012 Leave a comment

Segni

Segni di confine,
confondono le microscopiche idee blasfeme
diretti verso irti sentieri imbrattati di lacrime blande
e noi tutti siam portatori di graffiti ineleggibili.

Segni di caduta,
solchi profondi manifestati dalla paura, dal diniego e dalle mancate scelte
come languidi sospiri sospesi nel buio
sottendono la scia decadente
sinonimo di vita rasente spesso pusillanime.

Il respiro cede l’ultimo afflato
in nome di qualcuno evirato nell’inconscio
prima ancor di infondere il suo gemito primordiale
ove tutto ha inizio,  qui,
conteso in uno sguardo disperso tra i confini del cielo.

Qui,
ove i pensieri si tuffano nel mare
circondato da un’orchestra euforica di pesci e molluschi
divorato dallo stridulo senso di colpa
luogo nel quale mi tiro in disparte… sovente
a riflettere!

Segni di coscienza,
trasmettono un epitaffio alieno alquanto confuso
nota, messaggio immagine per l’anima insaziabile
beffardo in attesa,  e sopito
in un angolo al di fuori della solita scena.

Segni di collasso,
segnali di ripresa dal fiato sospeso
tirati a sorte dalla fantasia della vita
evento che si protrae all’infinito verso la fine.

Rendersi conto che siam tutti tirati a lucido
in colloquio intimo con Iddio
ben amalgamati e avviluppati con cura,
estenuati dal tentativo di vivere l’eterno
inarrendevolmente…

Attimo fuggente e inarrestabile
ove demoni peculiari si spacciano amici per la pelle
complici ideali di frontiera verso
una nuova caduta, una nuova resa, una vana gloria
vissuti nel pieno di semplici tracce ricorrenti.

Segni appariscenti,
dispersi al volgere di una marea
mutevoli e immutabili pronunciano sentieri e sentenze;
dipende da chi li ascolta, da chi li vede, da chi li legge.

Marius Creati                                           08 Ottobre 2011

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“Il mio mondo di scatole” di Marius Creati

January 18, 2012 Leave a comment

Il mio mondo di scatole

Il mio mondo è un mondo di scatole,

disseminate ovunque a ritroso negli scaffali della mente;

schivo ne concepisco il contenuto

tra carte e scartoffie, volumi e sciupami

ove pazzeggio di gioia a rimembrarne le fattezze,

mentre ad ogni scatola aperta e divorata da quei pochi attimi benpensanti

associo una scatola chiusa, già dimenticata e vissuta.

Scatole anteposte, sovrapposte, ribattezzate e consunte,

scatole confuse e dissennate,

variopinte, massacrate da quell’usura incombente,

mentre assale la voglia di contemplazione

barcollando l’idea di molestare un petit souvenir

come gracile monile adombrato da un lieve ricordo lontano e malvissuto.

Scatole… Scatole… Scatole…

Impazzanti e divampanti come sanno fare loro…

Scatole cinesi incastrate in me,

come attimi di follia disgreganti l’immago incastonato al didentro;

scatole russe, cicliche e virali,

letali come la morte cheta e imperversante,

immortali come la fulgida luce onnipresente;

dimorate, logore e vive in due mondi disgiunti,

mentre, paonazzo e disperduto, mi nascondo in ognuna di esse,

fatto a pezzi, divorato a morsi, annusato e impacchettato

annichilito dalla dea fortuna che cinge i miei albori di re.

Scatole reali, imperanti e vagabonde

lautamente lussuose e fantasmagoriche,

come oggetti d’arte affastellate per antipatia

dimenticate accuratamente nei cassetti blandi del cervelletto fine

in attesa del fatidico giorno in cui preda del destino affranto

diano ampia folgorazione escatologica.

E ancora scatole… Scatole dirompenti,

scorrazzanti tra pensieri, lacune, certezze e verità,

mentre l’universo si destina altrove trovando la via della reistallazione.

Ogni buco è una coscienza,

ogni speranza è un cubo di valori

e tutto… e tutto sarà nuovamente a posto,

come scatole enumerate e riordinate perfettamente,

disposte l’una sull’altra, l’una accanto all’altra.

Le mie scatole… Le mie scatole…

Scatole regalo, pacchetti e scatolette,

scatoline e scatolacce,

come bimbi vivaci, insolenti e impertinenti

frantumano coriacemente le pareti cartonate del mio vissuto

strappate, spaccate e logorate

come muri di pietra incementati di calce e sangue,

come pareti di carne impastate con polvere d’osso e grafite;

un segno indistinto lasciato per caso,

un simbolo tra mille simboli,

il primo tra mille primi e l’ultimo di essi.

Il mio mondo è un mondo di scatole,

scatole ovunque, vecchie e nuove, grandi e piccine…

Il mio mondo è un mondo di scatole,

un mondo di mille colori e voci e suoni, tutti contenuti in ciascuno di essi

in attesa…

in attesa di un souvenir esplicito e taciturno,

un monile scambiato per suppellettile,

un giaciglio di filettature sgargianti

come uno sguardo che scruto al didentro,

il mio sguardo, quello di mille coloni rimasti taciturni e solitari;

il mio sguardo, quello di unico superstite emarginato

blasonato nel decoro di una scatola preziosa e tenuta in disparte.

Il mio mondo è una scatola,

aperta in un mondo di scatole chiuse,

chiuso in mondo di scatole diroccate

e chissà, semmai un giorno il mio mondo si romperà

come una scatola rotta, fracassata e dilaniata dal tempo

lasciandomi uscire solingo allo scoperto

laddove m’imbatterò in un perimetro mai considerato.

Marius Creati     16 gennaio 2009

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“Che ti piova dal Cielo” di Marius Creati

December 12, 2011 Leave a comment

Che ti piova dal Cielo

Che ti piova dal Cielo,

ogni tuo pianto, un mio pianto,

ogni tua lacrima, una mia lacrima,

ogni tuo rancore, un mio rancore.

Illumina il cielo di nuove speranze

nel chiaro pallore anteposto ad ogni singola tempesta

mentre minuscole gocce d’acqua discendono rade e sottili, ovunque e in largo.

E coprono. E mondano. E rinnovano.

Discendono sul corpo come palline di rugiada,

sferzando innumerevoli sul volto, scivolando verso il basso

come tagli trasversali dilaniati dal colpo di lame ben affilate.

Ogni goccia di pioggia è una lacrima riversata nel mondo,

ognuna di esse è tinta nel colore del sangue

lo stesso odore, lo stesso sapore, lo stesso colore,

come minuscole macchie d’ombra

rimangono raccolte, disperse in modo dissipato e indefinito,

come singole particelle inanime.

Marius Creati     17 Aprile 2005

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“Getting wind at the dawn” di Marius Creati

October 1, 2011 Leave a comment

Getting wind at the dawn

Occurs the quietness…

The world passes its turn until the daybreak,

opening the eyes to the new light.

The noises of the morning, the first dawn.

The first reflections, the first scents.

The first daily malaises.

Then the evidence.

Hush funereal, sacrificial, pre-tomb

about who speaks over a long time

and who listens to the background walls incessantly.

The candles care-worn,

burnt from the flame that let them to be esalated.

The stridulate of the gulls, fearless

that from the sea they reach the tops of the metaphysical towers.

A sweet din reflects the tracks of far deserts,

of languid and exterminated expanses unexplored from the man

and heaps of earth strangely lost on the ocean.

A new malaise.

It was a whole  of voices.

An angelic song dispersed in the mind

acquitted from the drunkness of the smoke of the night hardly consumed.

A whisper.

A chorus of white angels

syntonized on the frequency of the cerebral stimuli.

An accidental echo.

The echo of my errors, sad remorses

broken from the scream of my incessant passions

and unbelieving the existence of a mermaiden element

that waited soothed aloof,

beyond the curtains,

behind the scenes of its candid shyness.

It’s sad to feel it on.

It’s better to let onself be carried by the sweet humors

relishing of sugar

rather than to let oneself be invaded by the remote pains

and the salt of the remembrances.

Marius Creati     March 20th 2009

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“Upset sun” di Marius Creati

May 18, 2011 Leave a comment

Upset sun

Still, sure and caliente is the sun,

returned to shine vigorous and warm

along its side

after some hours of blinding haze

and degenerated madness…

Marius Creati     December 10th 2005

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“Soleil troublé” di Marius Creati

May 18, 2011 Leave a comment

Soleil troublé

Arrêté, sûr et caliente est le soleil

tourné à briller vigoureux et chaud

long le son versant

après quelques heures de aveuglant brume

et dégénérée follie…

Marius Creati     10 Décembre 2005

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“Impressions à l’aube” di Marius Creati

May 10, 2011 Leave a comment

Impressions à l’aube

Survient la calme…

Le monde part à son tour jusqu’à l’aube,

en ouvrant les yeux à la nouvelle lumière.

Les bruits du matin, les premières lueurs.

Les premiers reflets, les premières impressions.

Les premiers malaises quotidiens.

Ensuite l’évidence.

Le silence funéraire, sacrificiel, prétombal

de celui qui parle longtemps

de celui qui écoute incessamment les murs de fond.

Les bougies consummées,

brûlées par la flamme qui les avait exhalées.

Le cri stridulant des mouettes, impavides

qui, de la mer, rejoignent les sommets des tours métaphysiques.

Le doux vacarme réfléchit les traces de déserts lointains,

de langoureuses étendues de ruines inexplorées de l’homme

et les amas de terre étrangement dispersé sur l’océan.

Un nouveau malaise.

Comme un ensemble de voix.

Un chant angélique disparaît dans les menthes

absous de l’ivresse des fumées de la nuit, à peine consumé.

Un murmure.

Un choeur d’anges blancs

en syntonie sur la fréquence des stimulations du cortex.

Un écho accidentel.

L’écho de mes erreurs, les tristes remords

hurlant de mes incessantes passions

mécréants l’existence d’un halo de sirène

attendant apaisée à l’écart,

au-delà des rideaux,

dans les coulisses de sa candide timidité.

Trop triste de lui tourner le dos.

Se laisser porter vers les humeurs douces

au goût de sucre

plutôt que se laisser envahir des douleurs d’antan

et du sel des souvenirs.

Marius Creati     20 Mars 2009

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“Sole turbato” di Marius Creati

April 27, 2011 Leave a comment

Sole turbato

Fermo, sicuro e caliente il sole

tornato a splendere vigoroso e caldo

lungo il suo versante

dopo alcune ore di accecante foschia

e degenerata follia…

Marius Creati     10 dicembre 2005

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